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The American Lounge

Alfred Varese

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August 07

What a pathetic, stupid jellyfish that I am!

Sono passati poco più di due mesi da quando il fratello che non ho mai avuto ha trovato l'occasione per spostarsi in un mondo migliore: i primi giorni sono di smarrimento, poi cerchi il diversivo per non pensarci più di tanto, poi sfoghi tutto, poi senti la mancanza ma sembra che si stia affievolendo, poi arriva il tempo in cui ci pensi, non ti sembra vero eppure sai che è cosi'.
Stanotte ho sognato che lui aveva avuto un incidente, era stato coperto da un lenzuolo bianco che si è macchiato di sangue e i miei amici evitavano di farmelo vedere e infatti ci sono riusciti, ma sapevo che lui era sotto quel lenzuolo perché quando lo indicavano, dicevano il suo nome.
La cosa che mi tormenta in questi giorni non è tanto la sua scomparsa in sé per sé: la frittata è fatta. La cosa che mi tormenta è che quel giorno in cui potevo salutarlo come si deve per l'ultima volta, non l'ho fatto perché mi si stringeva il cuore e la testa non riusciva ad accettare il fatto che quei raschi in faccia lo avrebbero accompagnato lassù... fortunatamente non lo ricordo visivamente, ma ricordo tutti i particolari di quel momento: vestito di bianco, con l'abito dei diciott'anni, la cravatta color panna, il rosario tra le mani, il suo viso...
Era come se avessi avuto paura, avevo paura di lui in quel momento, avevo paura di lui in quello stato e avevo paura ad avvicinarmi e per questo non l'ho abbracciato, non sono riuscito a parlargli come facevamo di solito, non sono riuscito a dargli una carezza ma semplicemente a guardarlo a "distanza di sicurezza" e fingendo di rimanere tranquillo perché in quel momento non ero io da consolare, ma era sua madre che aveva chiesto di me.
Avrei voluto abbandonarmi in un pianto disperato, abbracciarlo, accarezzarlo e dirgli che non era giusto quello che stava succedendo e che lui doveva rimanere con me, con noi perché dovevamo fare ancora tante cose insieme... e quando gli ho parlato l'ultima volta l'ho fatto poggiando una mano sulla bara o con la fronte appoggiata sul finestrino del carro funebre. Sono un vigliacco! Sono incazzato con me stesso per non essere riuscito ad avvicinarmi al mio migliore amico nel momento in cui se ne sarebbe andato e mai più tornato. E poi piango perché mi manca e non vederlo più e accontentarmi di sognarlo qualche notte mi sta scomodo.
Non ho le palle, ho paura di soffrire... e gli addii fanno male... specie se sono degli addii per sempre. Potrei tranquillizzarmi dicendo che un giorno ci rivedremo lassù tutti insieme, ma quello che c'è dopo è un eterno punto interrogativo e io odio i punti interrogativi perché se fosse stata una certezza (come la morte) allora mi sarei messo l'anima in pace, seduto ad aspettare il mio momento. E lo sto aspettando perché ci credo, perché nella mia filosofia c'è la frase "La speranza è l'ultima a morire".
Niki mi ha detto che è stato meglio cosi' quando lui ha fatto tuto quello che non ho fatto io e per lui è stata molto peggio la cosa.
Sono uno stupido, ecco la realtà delle cose. E ora?!
 
Qualcuno mi dia una risposta...
June 16

Ditemi che non è vero...

E credo che sia tutto un brutto sogno e che sarà un tuo squillo sul telefono a risvegliarmi: e allora non vedrò l'ora di rivederti, abbracciarti con tutte le forze che ho in corpo e dirti che ti voglio un bene dell'anima, senza pensare a cosa può pensare chi mi sta intorno, e non voglio perderti mai. Ma la realtà, fottuta realtà, mi dice che non potrò più abbracciarti e che mi toccherà dirti che ti voglio bene da dietro un marmo freddo e tu, mi ascolterai? Mi manchi amico mio e qui arriva la voglia di piangere e di chiedermi "Perché proprio tu: che hai fatto per meritarti quella fine?". Vi prego riportatemi indietro nel tempo per dirgli che è meglio lasciar perdere, perché la vita è lunga e ci saranno altri momenti per andare su quella strada maledetta. Ti prego svegliatemi perché rischio di soffocare nel sonno, ti prego Giova chiamami, fatti sentire perché ti sto aspettando e non vedo l'ora di rivederti. Tu, fratellone mio, che non te ne fregava di quanta benzina spendevi e non chiedevi niente in cambio: l'importante era che ci andavamo a divertire anche da soli, perché eravamo in grado di farlo. I grandi amici non sono uguali: simili, magari, ma soprattuto complementari ed era questo che ci caratterizzava. Eravamo due pezzi di puzzle messi assieme: non riuscirò più ad adattarmi così bene con gli altri come è successo con te.
Mi manchi amico mio: ti abbraccio e fammi sentire la tua presenza. Ti adoro. Ti adoro. Ti adoro.
June 05

In lovin' memory of Gioby

Non so nemmeno come iniziare perché c'è una tale confusione in testa che è difficile fare ordine, eppure mi tocca farlo.
A volte ci sono cose sovrannaturali che non ti sapresti mai spiegare con una logica o una scienza ben precisa: sai che c'è e basta. Si era venuto a creare questo tra me e Giovanni, ricordo quando è iniziato e ricordo quando è finito e lo ricorderò sempre. Iniziò l'anno scorso questo legame indistruttibile e invisibile, quando mi guardò e mi saltò addosso abbracciandomi con tutta la forza che aveva, contento che aveva finito un anno scolastico alla grande. Sentii dell'elettricità partire da dietro alla schiena e salire fino al cuore e mi ricordo che disse "L'ho sentito anch'io!"... mercoledì sera, ho sentito questo filo che ci teneva stretti saltare. Quando azzardai a dire "Secondo me è successo qualcosa", ebbi semplicemente la conferma un paio d'ore più tardi.
 
Mercoledì sera, nel bel mezzo di un compleanno di 18 anni, Giovanni è rimasto vittima di un incidente stradale con il suo motore, inseparabile amico di viaggio, come lo sono stato io e tanti altri. La rabbia, il dolore, la nostalgia si sono alternati con ordine in questi giorni più volte, più volte al giorno. La rabbia, intensa, distruttiva che ebbi mercoledì sera fu qualcosa di assurdo: ricordo che saltavo perché nelle gambe c'era la voglia di scalciare qualcuno e sapevo di non poterlo fare, le braccia e le mani collidevano contro le cosce per scaricarsi, il nervosismo usciva in urli pesanti, potenti che volevano mettere a tacere il mondo.
Il dolore quando mi risvegliai e non era un sogno, quando seppi che Giovanni se ne era andato e non sarebbe più tornato e piangevo nel ricordarlo e che ogni cosa che avrei visto mi riconduceva a lui perché era riuscito a dare un significato a tutto, a ogni gesto, a ogni cosa che mi apparteneva: una maglietta mi avrebbe ricordato una giornata, un oggetto mi avrebbe ricordato alcune sue parole, un pensiero mi avrebbe ricordato un evento. E di queste cose mi devo accontentare: gesti, parole, giornate passate e che non torneranno più e oltre queste non ne avrò più, perché il regista di tutto non c'è più.
La nostalgia, ascoltando delle canzoni, rivedendo delle foto, pensandolo e convincersi che è solo un pensiero quello che rimarrà e nulla più. Oh Giova, perché te ne sei andato?
 
Ieri è stata la giornata della verità, la giornata in cui dovevo rendermene conto una volta per tutte. Avevo raggiunto degli amici all'obitorio per poter riuscire a parlare con sua madre e suo padre, per poter stargli vicino, per confortarli per quanto mi fosse possibile, ma mi ero promesso di non vederlo, di non rovinare quel ricordo speciale che avevo di lui. Quando papà è uscito per dirmi che sua madre chiedeva di me, ho realizzato che dovevo affrontare la realtà nuda e cruda come si presentava: il cuore ha preso a battere a mille, le gambe cominciavano a indebolirsi, la testa a ciondolare per guardare oltre, il cervello  mi ha ordinato di prendere il controllo di me stesso e affrontare il mondo. Lui, dormiente in una bara di legno chiaro, bellissimo nel suo vestito per i suoi diciott'anni, con un rosario tra le mani e il viso profanato da alcuni raschi subiti durante l'incidente. Ho resistito dei lunghi interminabili secondi prima di cedere e concentrarmi sulla madre, che mi chiamava tra i singhiozzi e mi abbracciava, ricordandomi Giovanni e di tutto quello che avrebbe voluto fare, da solo e con me, di tutti i progetti che si era fatto per vivere una vita che nemmeno lui sapeve essere breve, ma intensa.
Quando l'ho fissato, ho ricordato un particolare di lui: aveva il respiro profondo. In quel momento, quando l'ho visto, mi sono isolato con lui, ho cercato di rimanere da solo un'ultima volta con lui e gli ho chiesto con tutte le forze (nella mia mente): "Giovanni ti prego fammi sentire il tuo respiro, dimmi che stai semplicemente dormendo". Una preghiera rimasta vana quando noti che il suo petto è immobile e lui è poco più che carne inanimata. Sembrava una statua di cera. Oh mio Dio, Giova, ti prego respira.
 
Stamattina i ricordi, le foto, le immagini, la sua voce hanno dominato letteralmente e sono tornate le lacrime calde e pesanti. Un sorriso magico si è spento, si sono spenti quegli occhi così grandi che tanto adoravo per come erano espressivi: erano grandi, grandissimi come la sua bontà, la sua generosità, la sua simpatia. Quando sono entrato nel fioraio per preparargli un mazzo di fiori per l'ultimo saluto, volevo piangere vedendo la bellezza di quei fiori, così belli ma che dentro celavano un dolore atroce. Fiori bellissimi come lui. Mi si è strinto il cuore quando ho visto il fratellino che cercava di rincuorare la mamma, posare una rosa bianca sulla tomba del suo idolo e rimanere così calmo. L'ho invidiato per quella ingenuità, forse, che non gli faceva comprendere appieno la gravità del fatto. Oh Giova, ti prego, torna con noi!
 
Caro Giovanni,
dall'alto dove ti trovi ora, proteggimi e guarda su di me. Sii il mio angelo custode, che mi guida e mi protegge sempre e comunque come hai sempre fatto quando ti vedevo che eri lì con me. Sono contento che tu te ne sia andato estremamente felice come dicevi di essere e sono contento che ci siamo detti tutto prima che potesse essere troppo tardi. Quando mi hai detto di ricominciare, in realtà avevamo messo una grossa X su quelle pagine della nostra amicizia macchiate di litigi e brutte parole: abbiamo deciso di conservare solo i momenti più belli e quelli ti sei portato nel posto più bello di tutti. Sono contento che avrai di me, lassù, le cose più belle di noi. Io, da quaggiù fisserò sempre il cielo cercando la stella più brillante e chiamandola con il suo nome: quello è il tuo sorriso sempre così splendente. E ti prego stammi accanto, angioletto mio.
Avrei voluto abbracciarti un'ultima volta quando eri qui con me, avrei voluto ridere e scherzare ancora una volta, avrei voluto subire un suplex o una powerbomb sul materasso, ancora una volta, ancora una volta. Ora potrò solo sognarli quante volte voglio, perché tu dormirai con me tutti i giorni senza che dia fastidio a nessuno, anche se non ne hai mai dato quando eri qui.
Abbiamo mantenuto fede ad un patto che ci eravamo fatti: "Gio e Alfred friends forever" avevi scritto sulla pagina del mio diario prima di partire in Francia e così è stato. Nell'Eterno tu ci sei arrivato come mio migliore amico e tu nel mio cuore, dove hai un posto speciale, tutto tuo rimarrai il mio migliorissimo amicone preferito come mi avevi scritto sempre tu, in quella pagina di diario. Ti adoro amicone mio, ti adoro fratellone mio, ti adoro angioletto mio, ti adoro Giovanni.
Ovunque sarò, cercherò il faro e quando lo vedrò brillare mi ricorderò di te che mi hai fatto vivere le emozioni più belle e le conserverò gelosemente nello scrigno del mio cuore: le chiuderò in un forziere e nasconderò solo io dove la chiave e, quando ti sentirò un po' lontano, aprirò quel forziere e rileggerò il nostro libro.
Quella che ti faccio qui è una promessa solenne, fratello mio caro: volevi diventare qualcuno, io diventerò qualcuno per te. Sai che io sono sempre stato un ragazzo ambizioso, che puntava alto e ora ho un motivo in più per diventare qualcuno. Ho il motivo per diventare qualcuno.
Giovanni, proteggi tua madre, tuo padre e il tuo fratellino e vivi in loro che già sentono la tua mancanza: vivi in loro, fatti vedere e sentire e fai capire loro che non te ne sei andato. Giovanni, vivi in noi affinché possiamo raggiungere con te, per te, gli obiettivi che ti eri posto. E ora te lo dico a modo mio, tanto so che mi capisci:
 
I love you man and I will always do. I'll miss you. See you later.
 
Ci vediamo Gioby.
 
Giovanni
02 luglio 1991 - 03 giugno 2009
Rest in Peace
May 21

Finally...

Sì mi voglio fare male... VA TUTTO BENISSIMO!
 
Se solo la settimana scorsa avevo fatto letteralmente terra bruciata attorno a me e nessuno poteva permettersi di avvicinarmi o di avvicinarsi, ora... beh ora tutto sembra andare finalmente per il verso giusto.
Gli amici, beh, quelli di sempre:
..:Giovanni che si è riavvicinato come non succedeva da tempi immemori e proteggiamo questa situazione altrimenti gli butto un tuzzo in bocca
..:Francesco che, comunque, nella sua lontananza fa sentire la sua presenza e il suo supporto nel momento in cui mi faccio sentire e gliene rendo grazie
..:Marilisa che vince il premio ancor prima che il 2009 finisca di "Miglior momento inatteso": seppur ci conoscessimo da un po' di tempo, nell'ultimo mese ci siamo scoperti casualmente e abbiamo attaccato con un immenso "taglio e cucito" su tutti i dettagli della nostra vita... ma lol!
..:Fabrizio, altra new entry di bevute e cazzeggi eterni tra piazza Ferrarese e il centro in generale
..:Paolo, eterno compagno di palestra e confidatore segreto dei segreti più intimi, delle cose più nascoste che a volte non diresti nemmeno al tuo parroco di fiducia
..:Alessandro... ultimo ma non per importanza anzi... andresti mai ad immaginare da lui tutta questa disponibilità? E poi a scoprirgli tutti questi lati che difficilmente riuscirebbe a far vedere da solo? Come cazzo si sta creando velocemente il nostro rapporto, la nostra amicizia, è una cosa assurda ed è un peccato averlo trovato solo adesso.
 
E ora, con appena un mese di permanenza in Italia, trascorriamo questa serata serena e speriamo che vada così ancora a lungo.
May 17

Face to face with a cruel world

Noi, ragazzoni che ormai abbiamo un piede nell'adolescenza e un altro nell'età adulta, ci sentiamo pronti ad affrontare il mondo di petto, convinti che niente ci potrà fermare se noi rincorriamo un obiettivo. A volte però capita che questa illusione, come una tenda, cada improvvisamente e arriviamo faccia a faccia con la realtà, nuda e cruda come solo lei sa essere e là perdiamo tutte le certezze che eravamo convinti di essere.
 
C'è chi crede nel destino, chi crede in un Paradiso-Purgatorio-Inferno con un Dio a vegliare sulle nostre anime e chi non sa a che credere, a chi credere.
Alla fine di novembre 2008 ci trovammo tutti, indistintamente, faccia a faccia con la realtà: un ragazzo vivace, solare venne strappato dalla vita terrena improvvisamente a causa di un incidente stradale. Tante volte ne abbiamo sentito parlare in un TG di tanti ragazzi che muoiono il sabato sera ritornando a casa dopo una notte brava, ma non ci saremmo mai aspettati che queste scene arrivassimo a viverle noi in prima persona. Quando la notizia ci giunse a sera inoltrata, chi riuscì a prendere sonno era quella gente che seppe la notizia solo l'indomani mattina: incancellabili dalla memoria come le facce delle persone cambiassero immediatamente e il dolore prendesse il sopravvento e pensi "Perché proprio a lui? C'è tanta gente che non meriterebbe di vivere eppure è ancora qui, mentre lui... che ha fatto? E se fosse successo a me? Alla fine cosa cambia da me a lui? E io che mi sto a preoccupare, a volte, di certe puttanate..."
Proprio qualche giorno prima, la prof. di italiano mi disse che i problemi sono ben altri di quelli che crediamo noi: un litigio, una delusione, un'incomprensione sono solo cose passeggere e chiaribili, quisquiglie... mettile a paragone con le difficoltà economiche, gravi situazioni famigliari, malattie, la morte. E chi sta meglio in quel momento? Tu o chi vive in queste situazioni? Ci pensi e arrivi alla conclusione che, per ora, sei fortunato: alzi la testa e continui ad andare avanti.
 
A distanza di sette mesi circa, questa tenda si è riaperta di nuovo e di nuovo siamo in grado di vedere la realtà delle cose: una nostra amica (la definisco amica anche non conoscendola perché fa parte della mia scuola e mi sarà capitato almeno una volta di incrociarla nei corridoi) ha contratto il virus della meningite. Non si sa come, non si sa perché. Fatto sta che lei riversa in gravi condizioni ed è in coma farmatologico per curarla al meglio.
Per chi ne sa qualcosa, sa che la meningite è una malattia infettiva, contagiosa e potenzialmente mortale. Ancora una volta, veniamo faccia a faccia con l'unica certezza che ci è data in vita. Ancora una volta è uno di noi che ne sta facendo le spese e preghiamo perché il costo non sia la vita.
Onestamente sono sempre stato molto fiducioso: spero che lei torni a scuola e che nessuno di noi passi quello che lei sta passando in queste ore. Tuttavia l'agitazione, l'ansia, il panico mi ha pervaso. Sentivo i miei amici che cercavano conforto, chiedevano informazioni e io, ignorante in materia, cercavo di dire che non dovevamo correre nessun pericolo perché era comunque un fenomeno accaduto già da qualche giorno ma a quanto pare non bastava a tranquillizzarli.
Purtroppo la gente è stata in grado di creare una sorta di terrorismo poiché è riuscita a ingigantire quanto più possibile questa disgrazia accaduta, quasi strumentalizzandola per non entrare lunedì a scuola e giovarci: che brutta cosa, che cosa povera e infima. Qui, quasi quasi, viene a mancare il rispetto nei confronti di questa nostra amica che ora è in un letto di ospedale e noi, per evitare un compito o un'interrogazione (che sono all'ordine del giorno in queste ultime due settimane), usiamo questo pretesto. Ragazzi, un po' di serietà per piacere.
 
In momenti come questi, rifletti in qualsiasi momento possibile: ti chiedi se sia giusto quello che sta accadendo, ti chiedi se rischi anche tu e cosa faresti se ti ritrovassi nella stessa sua situazione, cosa faresti se sapessi di essere ad un passo dalla morte. Me lo sono chiesto più volte nella mattinata di oggi.
Ho chiesto ad un mio amico se stesse bene, se fosse tranquillo. Ho sentito altri che mi confessavano di avere paura e ne avevo anch'io, forse loro più di me, forse io più di loro. Preghi per lei, ma che ne sai se domani ti svegli e ti ritrovi in stato di semincoscienza con il sangue che bolle a 41°?
E qui ritornano tutte le frasi filosofiche che dicono:
Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi
Carpe diem
Meglio l'uovo oggi che la gallina domani
A volte mi pento del fatto di essere troppo buono, troppo affettivo, troppo disponibile. In momenti come questi credo invece che per ora sto andando bene, anche nei miei errori.
 
Amici miei, vi voglio bene, ve ne voglio tanto. A volte mi fate emozionare, a volte mi fate incazzare: è così. E basta. Vi voglio bene per il fatto che, comunque, siete passati dalla mia vita e avete lasciato un po' di voi in me e spero di aver lasciato parte di me in voi. Perdonatemi le cazzate fatte, io quelle vostre le ho già dimenticate. Vi vorrei abbracciare tutti e tenervi vicino a me, so che non è possibile e allora fatelo voi per me: immaginatemi al vostro fianco e io sarò lì con voi. Chi sarei io oggi se non ci foste stati voi? Nessuno... e allora grazie per avermi permesso di essere l'Alfred che sono.
 
Divertiamoci, viviamo la vita con tutto quello che ci propone e accettiamolo, non scappiamo, non voltiamo le spalle o non rimaniamo passivi: viviamo qualsiasi cosa ci capiti bella o brutta che sia perché alla fine potremmo dire di aver vissuto intensamente. Prendiamo una posizione e anche se finiremo all'Inferno, almeno non faremo la parte degli ignavi ("Non ti curar di loro, ma guarda e passa"). Vi voglio bene amici miei.
 
Vi voglio bene.
 
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